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mercoledì 1 giugno 2011


APPROFONDIMENTI
A Goal a Grappoli sarà presentata la ricerca del professor Stefano Martelli dal titolo “LE AUDIENCE TELEVISIVE DEI MONDIALI DI CALCIO 2002-2010

LA SOCIOLOGIA A CORMÒNS
COME LA AUDIENCE CI OFFRONO UN IMMAGINE BEN PRECISA DEL PANORAMA CALCISTICO ITALIANO

Per illustrare la comunicazione calcistica, il Prof. Stefano Martelli ordinario di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi dell’Università di Bologna, presenterà la ricerca sui dati Auditel dei Mondiali di calcio 2002 2006 2010. A tal proposito abbiamo rivolto alcune domande al Professore il quale ci ha risposto così:

Quali sono i primi risultati della ricerca condotta dallo SportComLab?
Lo studio del pubblico che in Italia ha seguito le ultime tre edizioni dei Mondiali è rimasto fondamentalmente lo stesso nel decennio: a guardare in Tv le partite di calcio sono stati più spesso i maschi, gli adulti-anziani oltre i 55 anni di età, le persone con licenza elementare, gli abitanti delle città di media dimensione (100-250 mila abitanti), gli abitanti di regioni dell'Italia centrale (come le Marche) o meridionale (come Puglia e Basilicata), chi vive in famiglie piccole, chi ha un solo televisore nell'abitazione, chi usa la free tv...
Però questo profilo medio cambia, se si guarda al pubblico delle partite che ha seguito la Nazionale, specie quelle "decisive", nel bello e nel brutto. Ad esempio nella finale di Berlino 2006 si nota la crescita impetuosa delle telespettatrici, che nel corso dei tempi supplementari cominciano ad accorrere anche loro davanti alla tv e poi, terminati anche questi sullo 0-0 e le due squadre cominciano a battere i rigori, esse superano per la prima volta i maschi, e tutti insieme esultano e si abbracciano quando Fabio Grosso trasforma il suo penalty  nel decisivo 5-3.  Campioni del mondo. Pure per Italia-Olanda quattro anni dopo, in Sud Africa, avviene il medesimo sorpasso dell'audience "in rosa" sui maschi: analogo spareggio ai rigori, ma stavolta sono gli olandesi a passare e non c'è proprio più nulla da festeggiare, l'Italia è eliminata... 
L'ho chiamato "Effetto Eris", dalla dea greca della discordia e della competizione: come a dire che lo sport è "al maschile" nelle competizioni "ordinarie", però le donne sono ugualmente attente, seguono la partita con un orecchio, ma hanno altro da fare che star lì di fronte alla televisore. Invece esse si espongono al "calcio mediato" nei momenti decisivi, quando ci si gioca il tutto per tutto, e fanno il tifo per la Nazionale assieme ai propri uomini, festeggiando o consolandosi a vicenda... Il calcio è l'unica "grande cerimonia dei media", direbbero Dayan e Katz, le vittore della nazionale nei Mondiali sono rimaste l'unica festa popolare nazionale....

In che modo invece, si spiegano le differenze di pubblico tra le regioni?
Si spiegano con due ordini di ragioni. Da un lato la forza o meno della "subcultura calcistica" locale: questa è più diffusa al Centro-Sud che al Nord, ma con eccezioni regionali importanti; ad es. in Friuli Venezia Giulia gli appassionati di calcio in tv sono molto più frequenti della media del Nordest, che è bassa, ed è quasi pari alle regioni più "patite" di calcio che si trovano al Centro-Sud: ma  anche qui, Calabria, Sicilia e Sardegna lo sono di meno di Campania, Puglia e Basilicata...
Dall'altro le differenze di ascolti in base regionale si spiegano con il fatto che la gente segue le partite di squadre straniere, perché in esse giocano calciatori che militano nelle squadre di casa nostra. Ad esempio in Lombardia ed Emilia si è seguito di più la Turchia ai Mondiali 2002 in Corea, perché vi erano giocatori turchi, come Emre, Umit, Okan e Sukur, che militavano nell'Inter e nel Parma...

In base a quanto detto, a cosa serve studiare i dati Auditel sul pubblico dei Mondiali di calcio?
La scienza serve a conoscere come stanno le cose in realtà, a superare il "muro di gomma" del gossip e dei talk show in cui si avvita tanto giornalismo calcistico, anche per esigenze "di bottega" -- quindi studiare questi dati ha un valore in sé.
Se poi vogliamo chiederci quale potrebbe essere il loro utilizzo pratico, ce se ne potrebbero essere diversi. Forse che oggi non ci sarebbe bisogno di un Centro di ricerche serio, che dicesse quanto sono ampi i "bacini di utenza" delle diverse squadre? Esso potrebbe aiutare le squadre di serie A ad accordarsi sulla spartizione della "torta" dei diritti tv, come prescrive la legge -- si parla pur sempre di 200 milioni di euro l'anno, non certo di briciole...

VEGAN, PER LE PERSONE, PER IL PIANETA, PER GLI ANIMALI...

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